domenica 28 giugno 2009

La strana idea di Jim

"Sai Jack, c'è una cosa che penso e di cui mi piacerebbe parlarti..." mi disse con lo sguardo fisso verso l'orizzonte, "...mi prenderai per pazzo".
Jim quel giorno aveva una strana luce negli occhi scuri e penetranti.
"Ti ascolto" replicai sforzandomi di essere incoraggiante.
"Cioè non è solo un pensiero, ne sono quasi convinto... è questa la cosa più assurda"
"Di cosa?"
"Beh...", fece una lunga pausa.
"Io penso, cioè credo... che noi, io, te e tutto quello che c'è intorno... niente di tutto ciò esiste veramente, siamo soltanto delle invenzioni, delle idee..."
"Non ti sto capendo e... sì, credo che potrei ritenerti matto in effetti... che vuoi dire?"
"Dei personaggi, personaggi inventati da qualcuno..." continuò con partecipazione, come se questo potesse convincermi.
"Uhm... da Dio?"
"No, magari!! Dio crea cose che esistono realmente, ma non è il nostro caso, a noi spetta una sorte molto più misera, noi siamo personaggi di fantasia, personaggi in una storia inventata".
"Una storia?!?"
"Sì!!! Un racconto, una storia, una produzione letteraria, peraltro anche alquanto modesta e decisamente senza nessuna particolare pretesa, un abbozzo buttato là, un esperimento mal riuscito..."
"Ahà..." replicai laconicamente aggrottando le sopracciglie, "e ne sei addirittura convinto?"
"Sì!!!", rispose mostrandosi sempre più eccitato di avermi portato a conoscenza delle sue folli idee" ho raccolto una moltitudine di elementi che mi portano inesorabilmente a questa conclusione, inizialmente l'idea mi sembrava, com'è ovvio, totalmente folle, ma poi ho iniziato a fare caso a delle cose e quindi a cercare riscontri di vario tipo, così gradualmente l'idea è diventata ogni giorno sempre più plausibile fino a diventare altamente probabile e infine assolutamente certa"
"Dio mio Jim, tu mi stai preoccupando veramente... dico sul serio io..."
"Mi aspettavo questa tua reazione, e sai perchè? Perchè era appropriata alla trama e al tuo personaggio!! Capisci? Ora mi aspetto tutto, sono come un veggente in questo mondo fittizio!"
Continuava a fissarmi con lo sguardo pieno di disperazione.
"Jim" dissi pacatamente "io sono il tuo amico Jack, ci conosciamo da 10 anni, è normale che ti aspetti le mie reazioni e non potevo reagire diversamente vedendoti delirare in questo modo."
"Jack, cazzo, questo è un racconto, capisci, uno stupido ed insulso racconto!! Qualche idiota ha pensato che scrivere un racconto su un tizio che pensa di essere il protagonista di un racconto potesse essere un'idea originale, ha voluto provare per vedere come veniva ed eccoci qua. Questo peraltro è il momento clue in cui il protagonista prende coscienza e lo stesso scrittore viene chiamato in causa... Dammi pure del matto, non è un problema per me, considerando che non esisto e che fa tutto parte di un fottuto copione!"
"Va bene Jim, diciamo che in nome della nostra amicizia io voglia assumere un atteggiamento di... 'apertura' e considerare la possibilità che tu non sia del tutto fuori di senno. Ora mi dici, di grazia, sulla base di che cosa hai maturato questa 'bizzarra' convinzione?"
"Jack ma ti sei guardato?"
"Uhm... Cosa ho che non va?"
"Jack santo cielo, tu sei un *orsacchiotto rosa* con una T-shirt munita di scritta 'Kiss me' e io... guaddami Jack, santo cielo!! Io sono un pollo!! Un pollo volante con un costume da supereroe! E insieme viviamo in una città di folletti chiamata Gumbolandia, devo aggiungere altro???". Si mise a piangere su di me... capii che Jim aveva problemi seri e necessitava di aiuto. Lo convinsi a ricoverarsi il giorno stesso presso un ottimo psichiatra che si era già occupato di lui in passato.
Da quel giorno non lo rividi più, penso sia ancora ricoverato nella clinica psichiatrica ma non potrò mai più saperlo perchè quell'anno lasciai Gumbolandia per trasferirmi a Barbablabbab: la città degli elefantini fosforescenti.